giovedì 21 febbraio 2013
orco boia!
se tutto questo fosse accaduto trent'anni fa. -ohibò, sì, 30 anni fa- non staremmo qui a “tirar il gomitolo al gatto delle nevi”. Perchè ai nostri tempi -oddio com'è vetero questa frase- non si vegetava di fronte al monitor a scambiarsi link spocchiosi. si protestava per molto meno di quel a cui si assiste oggi. E per protesta non intendo lo sbofonchiamento durante la fila alle poste percchè quella protesta lì sa di lamento fatalista, sulla stregua del non esistono piu le mezze stagioni.... Non si doveva attendere lo sbarco di un Grillo. Un improbabile Nano che era tornato come un due di picche e che invece grazie alle sue abominevoli strategie da mercante di polli rischia di farcela anche stavolta. O forse no, ma poco importa. Che altro deve accadere? Un papa che dà le dimissioni manco fosse un impiegato statale, un paese intero che non arriva manco al dieci del mese, che s'arrangia, si intorce, si arrabatta stringendo la cinghia... perchè non manifesta lo sdegno in modo cazzuto? Perchè abbiamo imparato a farne slogan delle irriverenti lettere di finto imu rimborsabile che ci arrivano dentro casa? strapparle. non basta. Rinviarle con carico tassa al mittente? non basta.
Sì, ok. Intanto ...ché vinca la sinistra, spero quella che non pettina le bambole, e poi ne riparliamo. Ma intanto chiediamoci che altro dovranno vedere i nostri figli.. ah, giusto, quelli non vedono, non sentono.. stanno qui davanti a linkar minchiate. Esattamente come me.
venerdì 30 novembre 2012
.
Il cieco e il pubblicitario
Un giorno, un uomo non vedente stava seduto sui gradini di un edificio
con un cappello ai suoi piedi ed un cartello recante la scritta: "Sono
cieco, aiutatemi per favore".
Un pubblicitario che passeggiava lì
vicino si fermò e notò che aveva solo pochi centesimi nel suo cappello.
Si chinò e versò altre monete, poi, senza chiedere il permesso
dell'uomo, prese il
cartello, lo girò e scrisse un'altra frase.
Quello stesso pomeriggio il pubblicitario tornò dal non vedente, notò che il suo cappello era pieno di monete e banconote.
Il non vedente riconobbe il passo dell'uomo e gli chiese se non fosse
stato lui ad aver riscritto il suo cartello e cosa avesse scritto.
Il pubblicitario rispose: "Niente che non fosse vero - ho solo riscritto il tuo in maniera diversa", sorrise e andò via.
Il non vedente non seppe mai che sul suo cartello c'era scritto: "Oggi è primavera...ed io non la posso vedere".
Cambia la tua strategia quando le cose non vanno bene e vedrai che sarà per il meglio.
Spesso non serve fare cose diverse, ma vederle con occhi diversi o raccontarle in maniera diversa.
Il non vedente riconobbe il passo dell'uomo e gli chiese se non fosse stato lui ad aver riscritto il suo cartello e cosa avesse scritto.
Il pubblicitario rispose: "Niente che non fosse vero - ho solo riscritto il tuo in maniera diversa", sorrise e andò via.
Il non vedente non seppe mai che sul suo cartello c'era scritto: "Oggi è primavera...ed io non la posso vedere".
Cambia la tua strategia quando le cose non vanno bene e vedrai che sarà per il meglio.
Spesso non serve fare cose diverse, ma vederle con occhi diversi o raccontarle in maniera diversa.
giovedì 25 ottobre 2012
scrivere per negoziare con le ombre
Una
single attempata ha bisogno di certezze, poche ma buone.
Inizierei
a snocciolarne subito una scegliendo un incipit lapalissiano:
La
50nne single oggi è più ottimista rispetto alle colleghe 60nni ma consapevole
delle chances in meno rispetto alle 40nni.
E
se bastassero queste catalanate per dirsi più serene, saremmo a buon punto.
Ma,
ovviamente, non è così.
Nello
specifico, iniziamo dal caso più tragico. Quello della single 50nne di
formazione sinistrese -leggi: che non ha mai ceduto alle lusinghe del tacco e del
tajellerino versione hostess, di media cultura, con la giusta autoreferenzialità
dettata dall’assenza di modelli imitativi, cioè la donna che un tempo si usava
definire “compagna” ma che, in realtà, di veri compagni e vere compagnie ne ha
trovati ben pochi. Stiamo parlando di quella che, appena la vedi, non ti dà certo
l’aria della leggerezza e dell’abbordabilità, pur essendo esteticamente piacevole.
In
sintesi quella a cui manca la morbidezza della femmina. A cui manca la
sinuosità di quelle che sono considerate le antiche leve del mondo.
Un
giorno sì ed uno no pensa con assoluta convinzione che “diverso” è bello. Che
il matrimonio lasciatosi alle spalle era assolutamente inevitabile per assunto
ideologico dettato dalla non ipocrisia.
Camminando
per strada vede coppie tenute assieme, glielo si legge in viso, dalla rata
comune della casa o dalla suocera convivente che aiuta a sbarcare il lunario.
Insomma quelle coppie che hanno manette invisibili ai polsi e che più
frequentemente incontri nei centri commerciali, loro luogo culto di attività
sociale.
La
single li riconosce soprattutto dagli sguardi. Nelle coppie sfatte quello di
lei volgono verso il cielo in segno di smadonnamento e quelli di lui si
poggiano distrattamente sul tuo seno.
La
single 50nne del tipo rigidino crede che fino alla fine dei giorni si debba
essere se stesse, quindi possibilmente niente trucco, scarpe e tutto ciò che
possa assomigliare ad una mise femminile lasciano spazio ai consueti tacchi
bassi (meglio ancora se scarpe con carrarmato), ai soliti jeans e ai capelli
trattamento faidate dopo visione film di Dario Argento. Di quelle che vanno al
cinema o da sole o con le amiche e si fanno lustro di seguire i dibattiti non
necessariamente essendo più fedele ad un’ideologia.
Ci
sono due modi fondamentalmente per leggere questo affresco di donna. Uno al
maschile (e certamente dirà: ecco, questa è la classica tipa che me lo fa
ammosciare) ed una al femminile (ecco questa è la donna che sa star bene con se
stessa e non smania pur di accompagnarsi a chicchessia, se potessi anche io stò
bifolco di marito lo manderei a cagare).
Ma
i condizionamenti sociali influenzano anche chi presume di esserne immune. Ad
un tratto, ci si guarda allo specchio e ci si scopre a vedersi in altro modo. I
capelli sconnessi, adorati sino alla sera prima, le rughe dette codice a barra,
la cinta che slitta al foro precedente, fanno gridare alla catastrofe. D’un
tratto si scopre di avere l’età che si ha. Ed è una costatazione che non si può
ricacciare indietro.
Si inizia
col poggiare lo sguardo sul mondo con altra attenzione. Al supermercato si
sbircia il tipo da solo in fila per individuarne la fede, per strada si scopre
che c’è un’esercito di donne tutte ormai indistinguibili ma tutte belle, noti improvvisamente che hanno tutte
capelli curati, mani laccate, un segno di femmina addosso.
Abbassi
lo sguardo e d’improvviso vorresti far scomparire le scarpe da tennis adorate ma
consunte, vorresti una bacchetta magica per trasformare il tuo look vetero in
qualcosa che ti faccia sentire parte della tappezzeria di cui è adornato il
mondo. Invece ti senti un cuscino demodè. E constati che il maschietto della
fila della spesa ha istintivamente la propensione a girarsi verso la bocca
rossa della fila accanto piuttosto che verso di te.
Ma
cosa accade alla siffatta 50nne quando, dopo l’esilio post separazione, decide
di riprovare a cimentarsi in una storia che abbia i presupposti di io te e le
rose? Giacchè in ogni cuore di donna pulsa romanticamente sempre l’ideale del
grande amore.
Non
necessariamente una storia inizia perché si vede realmente la persona di sesso
opposto per quel che è. Anzi. La scarsa disinvoltura nelle relazioni con un
soggetto di genere maschile, visto sotto forma di “preda”, data dalla distanza
temporale, crea l’effetto miopia. Non si è assolutamente in grado di capire se
la persona prescelta sia quella giusta perché, quasi sempre, a interrompere il
sodalizio tra sé e sé, cioè a determinare la fine di quella beata solitudine in
cui si pranza e si cena stravaccati sul divano, si gira per casa conciate come l’omino michelin, è quasi
sempre scaturito da un evento esterno. Bello o brutto che sia, generalmente
brutto, di perdita, di assenza. Insomma da qualcosa che turba l’equilibro
consolidato.
Ed
è così che la 50nne single, costretta ad accettare il rischio di rimorchio, indossa
mentalmente la tenuta di Sturmtruppen e parte per la nuova storia come fosse
una missione in guerra. Allega a corredo di se stessa una lista lunga sulle cose
assolutamente da evitare, allerta il partner circa le paure, le ipocondrie, le
batoste all’attivo e, così illustrato si “abbandona”, per modo di dire, alla
relazione come stesse dando il consenso all’espianto degli organi.
Va
da sé che questo atteggiamento è quanto di meno seduttivo possa esistere. Ma la
single 50nne non sceglie di abbandonare la comoda mise da omino michelin per chicchessia. Sceglie, con
un masochismo inconscio, di accompagnarsi al prototipo di ex sessantottino, il
meno rassicurante che la piazza offra, quello che sprizza inquietudine da tutti
i pori, magari mai sposato (sono i peggio!). Insomma l’eterno insicuro e
irrisolto. Ma è anche un fatto di affinità. Altrimenti con chi andare al cinema
a vedere la rassegna di film bulgari che fanno tanto impegnato in questa epoca
di disimpegno? Con un’altra tipologia di uomo ti toccherebbe vedere 007.
Ma scopri
che il compagno si comporta esattamente come i prototipi della propria specie.
Anche lui viene catalizzato dalle labbra rosse e poggia lo sguardo altezza
seno. E ti sembra ancora più demoralizzante, soprattutto perché, anzi, ti
consiglia con fare disinvolto: ma perché tesoro non ti lasci crescere i capelli
bianchi piuttosto che fare la tinta ogni venti giorni? E intanto gira furtivo
l’occhio verso la rossa poggiata sul tacchetto alto. Grrrrrrr.
Quando
si incappa nel giorno “no”, la single in questione viene presa da lucida
follia.
Entra
in un negozio di scarpe. Chiede di provare scarpe a tacco moderatamente alto
perché sente che inevitabilmente qualche sacrificio sull’altare dell’apparenza
deve pur farlo.
Si
slaccia gli scarponi, lasciando intravedere i calzettoni, e nel mentre si sente
decisamente out.
Calza
la scarpetta nemmeno fosse una protesi ortopedica e vi si erge con fare
fintamente disinvolto.
Allo
specchio trova riflessa una sagoma che ondeggia sgraziata, barcollante, che
avanza con fare da orango. Ma decisamente si trova irresistibile. La lunga
gamba prende improvvisamente slancio, tutto entra in armonia con la bellezza.
Decidi di comprarle per tenerle riposte nell’armadio. Impossibile camminarci
senza avere una badante al fianco.
La single 50nne di
questa tipologia è anche definibile come: calzino spaiato.
Un calzino spaiato non
necessariamente è spaiato, cioè senza il compagno di “piede”. Sentirsi calzini
spaiati è uno stato d'animo che ti fa sentire mai presente nel presente, mai
perfettamente intonato al resto del guardaroba. Status certamente variabile a
seconda del periodo che si attraversa ma.. non solo. E' a quel «non solo» che
proviamo a dare contorno.
E’ vero, amare è facile, specie per
noi donne, Ma essere amati è più complicato.
La donna è capace di contenere.
Con-tenere. Tenere in sé. Le è congeniale perché contiene nel grembo la vita, perché
contiene il fallo, perché ha una modalità di pensiero, modellato dalla cultura
e dalla genotipicità, che le ha insegnato a dare alloggio emotivo e non solo.
Per puro desiderio di contenere.
Quindi spesso la donna è capace,
diversamente dall’uomo, di far posto dentro di sé all’altro. Anche alle
manchevolezze. E questo è quello che è più prossimo al concetto di amore.
mercoledì 18 luglio 2012
O abbiamo la speranza in noi, o non l'abbiamo;
è una dimensione dell'anima,
e non dipende da una particolare osservazione del mondo
o da una stima della situazione.
La speranza non è una predizione,
ma un orientamento dello spirito e del cuore;
trascende il mondo che viene immediatamente sperimentato,
ed è ancorata da qualche parte al di là dei suoi orizzonti.
Václav Havel
è una dimensione dell'anima,
e non dipende da una particolare osservazione del mondo
o da una stima della situazione.
La speranza non è una predizione,
ma un orientamento dello spirito e del cuore;
trascende il mondo che viene immediatamente sperimentato,
ed è ancorata da qualche parte al di là dei suoi orizzonti.
Václav Havel
ph: buonafina
mercoledì 11 luglio 2012
mancanza
mi sento spora.
[Le spore sono cellule disidratate. Esse sono in grado di disperdersi nell'ambiente per resistere a condizioni avverse e, successivamente, generare (o rigenerare) un individuo vitale, in habitat più adatti alle loro condizioni di vita]
Mi manca terribilmente mia figlia. Mi manca la sua presenza fisica. Ci sono giorni in cui avrei voluto oppormi egoisticamente al suo percorso. Non mi sarei piaciuta ma oggi non mi sentirei così.
Nulla può trapelare di questa mia mancanza di lei. Non deve e non potrebbe, nemmeno se volesse, accorgersi della dolorosa profondità della sua assenza. La sua età non le permette di “vedere”.
Mi ha dedicato questo video e per me è il regalo più bello che potesse farmi. Amo profondamente la mia Ciccina.
http://video.repubblica.it/dossier/londra-2012/grazie-mamma-lo-spot-olimpico-commuove-il-web/93813/92203http://video.repubblica.it/dossier/londra-2012/grazie-mamma-lo-spot-olimpico-commuove-il-web/93813/92203
[Le spore sono cellule disidratate. Esse sono in grado di disperdersi nell'ambiente per resistere a condizioni avverse e, successivamente, generare (o rigenerare) un individuo vitale, in habitat più adatti alle loro condizioni di vita]
Mi manca terribilmente mia figlia. Mi manca la sua presenza fisica. Ci sono giorni in cui avrei voluto oppormi egoisticamente al suo percorso. Non mi sarei piaciuta ma oggi non mi sentirei così.
Nulla può trapelare di questa mia mancanza di lei. Non deve e non potrebbe, nemmeno se volesse, accorgersi della dolorosa profondità della sua assenza. La sua età non le permette di “vedere”.
Mi ha dedicato questo video e per me è il regalo più bello che potesse farmi. Amo profondamente la mia Ciccina.
http://video.repubblica.it/dossier/londra-2012/grazie-mamma-lo-spot-olimpico-commuove-il-web/93813/92203http://video.repubblica.it/dossier/londra-2012/grazie-mamma-lo-spot-olimpico-commuove-il-web/93813/92203
mercoledì 20 giugno 2012
Harold
Mi si è seccato l'inchiostro del mouse. Vado ad intingerlo a sud.
citazione: "Sai Harold, secondo me gran parte delle brutture di questo mondo viene dal fatto che della gente che è diversa permette che altra gente la consideri uguale." harold e maude. h. ashby, 1971
domenica 17 giugno 2012
poesia
Sono una donna
Nessuno può immaginare
quel che dico quando me ne sto in silenzio,
chi vedo quando chiudo gli occhi
come vengo sospinta quando vengo sospinta,
cosa cerco quando lascio libere le mie mani..
Nessuno, nessuno sa
quando ho fame, quando parto
quando cammino e quando mi perdo,
e nessuno sa
che per me andare è ritornare
e ritornare è indietreggiare,
che la mia debolezza è una maschera
e la mia forza è una maschera,
e che quel che seguirà è una tempesta..
Credono di sapere
e io glielo lascio credere
e avvengo..
Hanno costruito per me una gabbia
affinchè la mia libertà fosse una loro concessione,
e ringraziassi e obbedissi...
ma io sono libera prima e dopo di loro,
con loro e senza di loro,
sono libera nella vittoria e nella sconfitta...
la mia prigione è la mia volontà!
La chiave della prigione è la loro lingua,
ma la loro lingua si avvinghia
intorno alle dita del mio desiderio,
e il mio desiderio
non riusciranno mai a domare..
Sono una donna...
Credono che la mia libertà sia loro proprietà,
e io glielo lascio credere
e avvengo..
(Joumana Haddad)
poetessa libanese
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