sabato 30 agosto 2014

Ellie Arroway


Tienimi stretta
tienimi vicina
portami con te.
Dentro questo passo
in quello che verrà
dentro questa mano
in quella che nascondi.

Dentro ogni pensiero
dentro ogni sgambetto
portami con te
dentro un movimento
dentro la sua pausa
quando siamo fermi
soli in riva al mondo
quando tu mi guardi
quando non rispondo
prendimi la faccia
usa quelle mani
prendimi la faccia
voglio che rimani.

Guardami.
e se devi andare
fa che sia per gioco
fa che sia per poco
fa che sia per finta
come nascondino
come da bambino
non è come sembra
tu sei la mia ombra
perché sei con me
anche quando piove
anche quando dormo
anche quando sogno
anche quando ballo
dentro una canzone
dentro un'emozione
dentro il suo riflesso
fuori come adesso
e prima di andar via
prendimi le mani
scioglimi i capelli
scoprimi la pelle
scendi sottotraccia
abita i miei cuori
abita gli odori
abita gli errori
abita la vita.
Vivimi così.
....Anche da lontano.

Ellie Arroway

giovedì 22 maggio 2014

Comprendo
la tua caparbia volontá di essere sempre assente
perchè solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.

Insisto
nel ricercarti nel fuscello e mai
nell'albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.

Era o non era
la volontá dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors'era così come mi pareva
o non era.

Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l'innocenza é una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.

[Eugenio Montale]






mercoledì 7 maggio 2014

il mondo della scomparsa

Eredità

I nostri avi ci hanno lasciato in eredità
degli Schonbrunn, dei Palazzi d’Inverno,
dei Ponts Charles,
delle Piazza San Marco,
senza menzionare
i Westminster
che rappresentano
i drammi di Shakespeare,
i romanzi di Tolstoi
o la “suite n. 3” di Bach.

E noi altri,
cosa lasceremo in eredità
ai nostri discendenti?

Degli snack-bar,
delle stazioni di servizio,
dei garages,
e qualche anti-romanzo.

1977
Izet Sarajlić nato a Doboj nel 1930, è scomparso a Sarajevo il 2 maggio del 2002.


sabato 15 marzo 2014

vecchio post

La nostra società può essere definita come un feudo all’aria condizionata. Il nostro cervello accoglie il “nuovo”, il tecnologico come miglioria. Ma, finché si parlava di lavatrice questa tecnologia aveva la funzione di sollevare la fatica soprattutto femminile, e potrei citare mille altri esempi innovativi volti al “buono”. Ma la tecnologia è andata ben oltre, una volta scoperto che certi mezzi, specialmente legati alla comunicazione, sono tecniche di controllo sociale, quindi logiche di potere.
La tecnologia offre possibilità e limitazioni. Ma il suo uso, quando prevale, si sostituisce alle nostre funzioni “non tecnologiche”. Come dire che senza numero memorizzato sul cellulare noi non siamo in grado di imparare a memoria il numero – o meglio, sappiamo ancora farlo ma siamo disabituati dal farlo, e così il leggere pagina per pagina un libro. Perché farlo se internet ti dà la sintesi immediata? Il problema è che internet dà potere. Di conoscenza spicciola, di relazioni spicciole, di velocità idiota. Ma pur sempre una forma di potere. Da schiavi, ma pur sempre una forma di “protagonismo”.
Il danno di queste relazioni orizzontali e virtuali è quello di dimenticare le emozioni, le percezioni tattili, olfattive, sensoriali, emotive liquefacendole sull’altare dello schermo.
E creando una potenza immaginaria ed illusoria tutta volta alla distrazione e alle interruzioni cognitive. E così siamo in-formati ma non formati, digeriamo pillole di fatterelli ma non sappiamo più contestualizzarli in una analisi più generale. Sappiamo tutto sul particolare ma nulla del generale.

La consapevolezza di “qualcosa“ non necessariamente indica la strada del cambiamento o della trasformazione.
Per mettere in atto il “cum sapere“ c'è necessità di leggere il termine cum come con, insieme, in relazione. Altrimenti si rischia di isolarsi nel proprio sapere. Altra necessaria considerazione è che per porsi in relazione c'è bisogno di reciprocità, quindi di ascolto. E, oggigiorno, i tempi dell'ascolto sono inesistenti. Così come quelli della riflessione, figuriamoci quella della comunanza consapevole. Anzi, i luoghi ed i tempi dell'ascolto sono vanificati dal troppo “rumore”, dalla ridondanza di affermazioni che ci vengono propinate.
Ora, dato che la consapevolezza di qualcosa deve necessariamente trovare alloggio nella sua applicazione, altrimenti si riduce a teoria se non ha capacità di messa in atto e questa applicazione deve essere collettiva, non isolata a sé, altrimenti troverebbe solo testimonianza di pacificazione della propria coscienza.

venerdì 14 marzo 2014

Trattengo in me una “purezza” stolta che non semina grano, né consente lievito.

pioggia di rane

Dunque è così che dobbiamo vivere? Nel costante presentimento che ogni minuto speso lo è in direzione di qualcosa che, fondamentalmente, è fine a se stesso? E che non resta che uno spazio marginale per il senso, per la direzione intima, che ognuno contiene in sé. Che istintivamente ci ri-congiunge, come una colonna vertebrale immaginaria, verso l'alto, verso la linea tratteggiata della terra verso il cielo. Invece è così antagonista la direzione in cui dobbiamo spendere il nostro tempo, le nostre energie, le nostre gocce di sudore? Poggiando pesantemente i piedi sulla terra arida e affastellando scatole vuote? Cadendo ogni volta che si inciampa come fosse qualcosa di inesorabile. Orare, pregare, che non si lascia commuovere. Quasi esistesse un'unica legge: quella del visibile. Quale commozione renderebbe possibile la vista di un cuore e un'anima che suda nella sua imponderabile in-visibilità. Ci vorrebbe una pioggia di rane dal cielo a ricordo di Magnolia, a farci trasalire. A scansarci dalla direzione ottusa e orizzontale. A farci volgere gli occhi verso l'unica direzione possibile che, con minuziosa e costante pignoleria, esorcizziamo, giriandogli le spalle quotidianamente in nome dell'inutile affastellamento. Con-figurati come sagome al bersaglio, ognuno ricopre il cmquadro assegnatogli e vi ammucchia pile di mattoni a rappresentazione di sé e del proprio valore in linea orizzontale. In equilibrio costante tra apparizione e scomparsa. Limitandosi a pensare che le regole del gioco siano quelle scritte sulla terra che calpestiamo. Ci vorrebbe una pioggia di rane, l'ho detto, a ri-dettare le regole, a scompaginare e seppellire i cumuli affastellati. A farci volgere gli occhi al cielo tutti nella stessa direzione, tutti uguali per una volta, tutti memori di quel che c'è davvero da sapere. Tutti improvvisamente e consapevolmente umili nella percezione di quello che siamo.

lunedì 3 febbraio 2014

xx

premesso che siano in un paese ed in un momento da schifo già da troppo tempo.
Premesso che abbiamo confezionato un Paese in cui le ragazze non hanno altra ispirazione che diventare veline e/o escort e i ragazzi calciatori- fatte le rare dovute eccezioni, s’intende-, premesso che siamo in un paese senza tutela, in cui ci sono cifre raccapriccianti di morti sul lavoro, morti per suicidio in carcere, morti per strangolamento da debiti, per femminicidi.
Fatta questa premessa, che leggera non è, passiamo a fotografare la situazione politica attuale.
Dopo venti anni siamo riusciti a utilizzare lo strumento legale per inchiodare Berlusconi alle sue responsabilità. E’ cambiato qualcosa? No. Non lo vedo nè in carcere nè in affido ai servizi sociali, come dovrebbe. Anzi. Viene addirittura riesumato e riabilitato da tal Renzi, esponente della “nuova” sinistra. la speranza della sinistra! Un galletto vallespluga dai trascorsi celebri al quizzone Ruota della fortuna. Emblema del rinnovamento a sx.
Non sono masochista. Io alla sinistra ci vorrei credere davvero.
Perchè non è da oggi che ho iniziato a farlo.
Ma vediamolo nel dettaglio questo gran lavoro della sx al governo che fa capo a Napolitano Letta &co.
Io ricordo, aiutata da un bel commento di un esponente del M5s, le leggi vergogna su misura per Berlusconi, i suoi reati, i suoi processi, le sue aziende, le sue tv, i suoi affari.  Ricordo tre scudi fiscali e una dozzina fra condoni tributari, edilizi e ambientali.
Io ricordo il voto a maggioranza sulla mozione “Ruby nipote di Mubarak”.
Ricordo la legge di rimborso truffa ai partiti di 2,3 miliardi tradendo il referendum che abolì i finanziamenti pubblici.
Ricordo la mozione M5S-Sel per sospendere l’acquisto dei caccia F-35, dopodiché Napolitano riunì il Consiglio di Difesa e decretò che il Parlamento non doveva impicciarsi.

Ricordo l’attentato alla Costituzione, l'unica cosa degna e ben fatta di questo Paese, e infine quest’ultimo regalo  di 7,5 miliardi alle banche con soldi nostri, rapinati dalle riserve di Bankitalia.
E, premetto, non ho buona memoria quindi scommetto di aver dimenticato molte altre cose.
Dunque è assai difficile credere che sinistra coincida con questi tradimenti. Mi sono turata il naso quando la mia sinistra mi ha chiesto di votare Mortadella, Ho gioito quando ho visto una donna come la Boldrini essere nominata ma ho poi sclerato di fronte ad una metodologia antidemocratica.
Non mi piace Grillo, tantomeno casaciò, ma per un attimo ho chiuso gli occhi ed ho provato a uscire fuori dall’armatura ideologica che mi imbrigliava a sx. Ho solo ascoltato quello che dicevano.
E quello che dicevano, presa con la consapevolezza di funzionare solo ed esclusivamente come leva per scardinare un sistema, l’ho trovato congeniale al momento.
Contano i fatti. E, nei fatti, sti tipi quà i loro stipendi di parlamentari non se lo mettono in tasca. Ho atteso che almeno uno, non dico tutti, uno di sx facesse altrettanto.
Come tutte le forze improvvisate sono pericolosi, ma sono pericolosi in termini di indisciplina, di ego smisurato, di autoreferenzialità, di bagarre spicciola. Certo, vanno presi con le molle. Ma da venti anni a questa parte sono gli unici che hanno provato a fare opposizione. A sx il termine opposizione è defunto da troppo tempo.
Sono attaccabilissimi per padri fascisti, per ingenuità mediatica, per giovanilismo, per superficialità ideologica. Attaccarli per metodi squallidi in parlamento mi sembra strumentale, quando da sempre vediamo in parlamento il peggio del peggio del peggio... Ma sono quel che ci vuole in questo momento per sbullonare, tellurare, smottare i tromboni che siedono a rappresentanza della sx e che di sx, di quel che io credo debba essre di sx, non hanno Nulla.
I grillini sono funzionali al necessario terremoto e come tali vanno interpretati.
Inutile scomodare vecchi baroni per screditarli. Chiunque abbia amore per la sinistra dovrebbe essre contro chi la rappresenta indegnamente.  

venerdì 6 dicembre 2013

ai posteri l'ardua sentenza

come scaricare una mappa/cartina/piantina ad alta altissimaaaaa risoluzione???????????????????????????????????????? google maps è impossibileeeeeeeeeeeee

venerdì 29 novembre 2013

punto di partenza

Non c'è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali. -Don Milani -





sabato 28 settembre 2013

18










Non esiste età giusta per imparare ad essere “grandi”. Non è l'età convenzionale a renderci maturi. Tu sei speciale da sempre, con i tuoi piccoli/grandi miracoli di donna, capace di contenere in sé paura e coraggio, forza e fragilità, ruvido e liscio. Mi sembra inverosimile che tu oggi compia 18 anni. Sono passati in fretta. Buon compleanno mia piccola Alice, mio grande tesoro. Mamma.

mercoledì 17 luglio 2013

martedì 21 maggio 2013


http://manginobrioches.wordpress.com/2013/04/22/scusi-e-qui-la-sinistra/
http://manginobrioches.wordpress.com/2013/04/22/scusi-e-qui-la-sinistra/

Scusi, è qui la sinistra?

quarto stato oggi
Cercavo la sinistra, stamattina.
Al mercato, la sinistra erano marito e moglie al loro banco di verdure, le  dita marroni tra cui sparivano i centesimi di quell’economia minima, fondamentale che girava, vestita male, sofferente, in mezzo alla gente, dieci centesimi di qui, otto di là, perché ci sono vite misurate in centesimi, uno sull’altro, dalle quattro del mattino alle otto di sera, e poi a letto.
Quell’economia piccola, smunta, guardava alla sinistra, ma mica la riconosceva: si guardavano senza conoscersi, senza poter fare nulla l’una per l’altra, forse senza nemmeno esistere, l’una per l’altra.
La sinistra era il garzone marocchino, la pensionata che toccava i cavolfiori uno per uno, il custode del parcheggio seduto sul bizzolo, ero io che stavo contemporaneamente in due piazze diverse: quella dei centesimi, dei cavolfiori, delle cassette di legno che oggi sono cassette domani sedili dopodomani legna per il forno, e quella che mi portavo in tasca, dentro l’aifòn, quella virtuale dove invece di passeggiare scriviamo, invece di comprare linkiamo invece di gridare ritwittiamo e mi chiedevo se fossero la stessa cosa, quelle due piazze, e dove mai si potessero incontrare, oltre che – fortuitamente e malamente – nella mia persona.
Mi chiedevo come e dove quella sinistra, quella scritta e proclamata, linkata e ritwittata, potesse mai incontrare i cavolfiori della pensionata, l’economia dei centesimi, le cassette di legno spostate dal garzone marocchino. Dove la sinistramateriale, quella dei prezzi, dei diritti, dei contratti, delle relazioni, diventasse la sinistra immateriale delle parole, e forse quella irreale delle votazioni a scrutinio segreto e dei segreti a scrutinio palese. La sinistra che non sa nemmeno di esistere e la sinistra che esiste in un modo che nessuno di noi comprende, per alzata di mano e coltello nello schiena. In mezzo noi, il corpo elettorale per metà incorporeo, dissolto nella nuvola di status, tweet, link, che tutti assieme fanno una voce incredibile ma anche nessuna voce, non più dell’uno vale uno che sottoscriviamo con la matita copiativa, nella cabina di legno durante quel rito povero, laico, spartano che è la democrazia esercitata, la democrazia applicata talmene capillare e minima che nemmeno noi la comprendiamo per intero.
Mi chiedevo come convertire una piazza nell’altra, scambiare link con cavolfiori e sguardi con diritti, e matite copiative con parole e scelte che ridiventano centesimi, legno, cavolfiori, banchi della frutta e verdura. E anche segretari di partito che dicono cose che condivido o quantomeno rispetto, e portavoce che portano vocisensate, meditate, limpide, nutrienti.
Non so se il Pd è morto, so che la sinistra non può morire. Ma non so esattamente come farla vivere, con questo suo corpo così bello, inafferrabile, mezzo piazza e mezzo parola, mezzo cavolfiore e mezzo matita, mezzo me mezzo chissà.

lunedì 13 maggio 2013






ma i creativi del PD sono consapevoli della doppia lettura?
L COME LAVORO MA ANCHE PDL??????






http://youtu.be/cf_yLNZFCYI

Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti... Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Un servo tempu fa rinta 'na chiazza, pregava Cristu in cruce e ci ricia: "Cristu, lu me patrune mi strapazza, mi tratta comu un cane pi la via, si pigghia tuttu cu la so' manazza, mancu la vita mia rici ch'è mia... Distruggila, Gesù, sta Malarazza! Distruggila, Gesù, fallo pi mmia! Sì..fallo pi mmia!" Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Ricordati che ogni persona ha una sua dignità, sogni, emozioni che la vita ci dà. C'è chi ancora per il potere ha venduto l'Anima, questo può distruggere ogni briciola di verità. C'è chi dice "Non mi va, non mi va, non mi va, se c'è chi domina, sgomina, insulta la mia umanità! Guerra chiama guerra! Lutto per la mia identità! Nonostante troppe troppe siano le difficoltà! Stato di calamità, suddito di società, schedato dalla realtà, schierato in cattività contro la meschinità, pronto anche a tutto (si sa), non credo all'immunità di chi sta sopra a guardare e alla mia gente che da menzogne e tranquillità solo per chi sta al di là di questo bel varietà! Presidente Marajà, oggi di servilità ma che vedi tutto spero non nell'al di là! Cristo me rispunne dalla croci: "Forse si so spezzate li to vrazza? Cu vole la giustizia si la fazza! Nisciun'ormai 'cchiù la farà pi ttia! Si tu si 'n'uomo e nun si testa pazza, ascolta bene sta sintenzia mia, ca iu 'nchiudatu in cruce nun saria s'avissi fattu ciò ca ricu a ttia... ca iu 'nchiudatu in cruce nun saria!" Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... "Se 'nna stu munnu c'è la Malarazza, cu voli la giustizia si la fazza! Se 'nna stu munnu c'è la Malarazza, cu voli la giustizia si la fazza!" Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti....

Leggi tutto il testo su: http://singring.virgilio.it/testi/roy-paci-aretuska/testo-malarazza.html
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti... Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Un servo tempu fa rinta 'na chiazza, pregava Cristu in cruce e ci ricia: "Cristu, lu me patrune mi strapazza, mi tratta comu un cane pi la via, si pigghia tuttu cu la so' manazza, mancu la vita mia rici ch'è mia... Distruggila, Gesù, sta Malarazza! Distruggila, Gesù, fallo pi mmia! Sì..fallo pi mmia!" Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Ricordati che ogni persona ha una sua dignità, sogni, emozioni che la vita ci dà. C'è chi ancora per il potere ha venduto l'Anima, questo può distruggere ogni briciola di verità. C'è chi dice "Non mi va, non mi va, non mi va, se c'è chi domina, sgomina, insulta la mia umanità! Guerra chiama guerra! Lutto per la mia identità! Nonostante troppe troppe siano le difficoltà! Stato di calamità, suddito di società, schedato dalla realtà, schierato in cattività contro la meschinità, pronto anche a tutto (si sa), non credo all'immunità di chi sta sopra a guardare e alla mia gente che da menzogne e tranquillità solo per chi sta al di là di questo bel varietà! Presidente Marajà, oggi di servilità ma che vedi tutto spero non nell'al di là! Cristo me rispunne dalla croci: "Forse si so spezzate li to vrazza? Cu vole la giustizia si la fazza! Nisciun'ormai 'cchiù la farà pi ttia! Si tu si 'n'uomo e nun si testa pazza, ascolta bene sta sintenzia mia, ca iu 'nchiudatu in cruce nun saria s'avissi fattu ciò ca ricu a ttia... ca iu 'nchiudatu in cruce nun saria!" Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... "Se 'nna stu munnu c'è la Malarazza, cu voli la giustizia si la fazza! Se 'nna stu munnu c'è la Malarazza, cu voli la giustizia si la fazza!" Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti... Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora lidenti....

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lunedì 1 aprile 2013

pesce d'aprile

di chi visualizzi il mio “non blog” non me ne potrebbe fregar di meno.. ho scoperto la statistica, uno strumento per pruderie. ieri 3 visite e nel giro di un mese 70. provenienti dalla lombardia. Bah. Bella media per un non blog. Dovere di cronaca. Credo che non tornerò a controllare la statistica, ma mi piace sapere se da caltanisetta a Ivrea c'è qualcuno che mi intercetta. E spero trovi interessante i miei non post. Cosi'.. tanto per aggiungere un post attuale.

giovedì 21 febbraio 2013

orco boia!


se tutto questo fosse accaduto trent'anni fa. -ohibò, sì, 30 anni fa- non staremmo qui a “tirar il gomitolo al gatto delle nevi”. Perchè ai nostri tempi -oddio com'è vetero questa frase- non si vegetava di fronte al monitor a scambiarsi link spocchiosi. si protestava per molto meno di quel a cui si assiste oggi. E per protesta non intendo lo sbofonchiamento durante la fila alle poste percchè quella protesta lì sa di lamento fatalista, sulla stregua del non esistono piu le mezze stagioni.... Non si doveva attendere lo sbarco di un Grillo. Un improbabile Nano che era tornato come un due di picche e che invece grazie alle sue abominevoli strategie da mercante di polli rischia di farcela anche stavolta. O forse no, ma poco importa. Che altro deve accadere? Un papa che dà le dimissioni manco fosse un impiegato statale, un paese intero che non arriva manco al dieci del mese, che s'arrangia, si intorce, si arrabatta stringendo la cinghia... perchè non manifesta lo sdegno in modo cazzuto? Perchè abbiamo imparato a farne slogan delle irriverenti lettere di finto imu rimborsabile che ci arrivano dentro casa? strapparle. non basta. Rinviarle con carico tassa al mittente? non basta.
Sì, ok. Intanto ...ché vinca la sinistra, spero quella che non pettina le bambole, e poi ne riparliamo. Ma intanto chiediamoci che altro dovranno vedere i nostri figli.. ah, giusto, quelli non vedono, non sentono.. stanno qui davanti a linkar minchiate. Esattamente come me.

venerdì 30 novembre 2012

.

Il cieco e il pubblicitario

Un giorno, un uomo non vedente stava seduto sui gradini di un edificio con un cappello ai suoi piedi ed un cartello recante la scritta: "Sono cieco, aiutatemi per favore".
Un pubblicitario che passeggiava lì vicino si fermò e notò che aveva solo pochi centesimi nel suo cappello. Si chinò e versò altre monete, poi, senza chiedere il permesso dell'uomo, prese il
cartello, lo girò e scrisse un'altra frase.
Quello stesso pomeriggio il pubblicitario tornò dal non vedente, notò che il suo cappello era pieno di monete e banconote.
Il non vedente riconobbe il passo dell'uomo e gli chiese se non fosse stato lui ad aver riscritto il suo cartello e cosa avesse scritto.
Il pubblicitario rispose: "Niente che non fosse vero - ho solo riscritto il tuo in maniera diversa", sorrise e andò via.
Il non vedente non seppe mai che sul suo cartello c'era scritto: "Oggi è primavera...ed io non la posso vedere".
Cambia la tua strategia quando le cose non vanno bene e vedrai che sarà per il meglio.
Spesso non serve fare cose diverse, ma vederle con occhi diversi o raccontarle in maniera diversa.

giovedì 25 ottobre 2012

scrivere per negoziare con le ombre







Una single attempata ha bisogno di certezze, poche ma buone.
Inizierei a snocciolarne subito una scegliendo un incipit lapalissiano:
La 50nne single oggi è più ottimista rispetto alle colleghe 60nni ma consapevole delle chances in meno rispetto alle 40nni.
E se bastassero queste catalanate per dirsi più serene, saremmo a buon punto.
Ma, ovviamente, non è così.

Nello specifico, iniziamo dal caso più tragico. Quello della single 50nne di formazione sinistrese -leggi: che non ha mai ceduto alle lusinghe del tacco e del tajellerino versione hostess, di media cultura, con la giusta autoreferenzialità dettata dall’assenza di modelli imitativi, cioè la donna che un tempo si usava definire “compagna” ma che, in realtà, di veri compagni e vere compagnie ne ha trovati ben pochi. Stiamo parlando di quella che, appena la vedi, non ti dà certo l’aria della leggerezza e dell’abbordabilità, pur essendo esteticamente piacevole.
In sintesi quella a cui manca la morbidezza della femmina. A cui manca la sinuosità di quelle che sono considerate le antiche leve del mondo.
Un giorno sì ed uno no pensa con assoluta convinzione che “diverso” è bello. Che il matrimonio lasciatosi alle spalle era assolutamente inevitabile per assunto ideologico dettato dalla non ipocrisia.
Camminando per strada vede coppie tenute assieme, glielo si legge in viso, dalla rata comune della casa o dalla suocera convivente che aiuta a sbarcare il lunario. Insomma quelle coppie che hanno manette invisibili ai polsi e che più frequentemente incontri nei centri commerciali, loro luogo culto di attività sociale.
La single li riconosce soprattutto dagli sguardi. Nelle coppie sfatte quello di lei volgono verso il cielo in segno di smadonnamento e quelli di lui si poggiano distrattamente sul tuo seno.
La single 50nne del tipo rigidino crede che fino alla fine dei giorni si debba essere se stesse, quindi possibilmente niente trucco, scarpe e tutto ciò che possa assomigliare ad una mise femminile lasciano spazio ai consueti tacchi bassi (meglio ancora se scarpe con carrarmato), ai soliti jeans e ai capelli trattamento faidate dopo visione film di Dario Argento. Di quelle che vanno al cinema o da sole o con le amiche e si fanno lustro di seguire i dibattiti non necessariamente essendo più fedele ad un’ideologia.
Ci sono due modi fondamentalmente per leggere questo affresco di donna. Uno al maschile (e certamente dirà: ecco, questa è la classica tipa che me lo fa ammosciare) ed una al femminile (ecco questa è la donna che sa star bene con se stessa e non smania pur di accompagnarsi a chicchessia, se potessi anche io stò bifolco di marito lo manderei a cagare).
Ma i condizionamenti sociali influenzano anche chi presume di esserne immune. Ad un tratto, ci si guarda allo specchio e ci si scopre a vedersi in altro modo. I capelli sconnessi, adorati sino alla sera prima, le rughe dette codice a barra, la cinta che slitta al foro precedente, fanno gridare alla catastrofe. D’un tratto si scopre di avere l’età che si ha. Ed è una costatazione che non si può ricacciare indietro.
Si inizia col poggiare lo sguardo sul mondo con altra attenzione. Al supermercato si sbircia il tipo da solo in fila per individuarne la fede, per strada si scopre che c’è un’esercito di donne tutte ormai indistinguibili ma tutte belle,  noti improvvisamente che hanno tutte capelli curati, mani laccate, un segno di femmina addosso.
Abbassi lo sguardo e d’improvviso vorresti far scomparire le scarpe da tennis adorate ma consunte, vorresti una bacchetta magica per trasformare il tuo look vetero in qualcosa che ti faccia sentire parte della tappezzeria di cui è adornato il mondo. Invece ti senti un cuscino demodè. E constati che il maschietto della fila della spesa ha istintivamente la propensione a girarsi verso la bocca rossa della fila accanto piuttosto che verso di te.
Ma cosa accade alla siffatta 50nne quando, dopo l’esilio post separazione, decide di riprovare a cimentarsi in una storia che abbia i presupposti di io te e le rose? Giacchè in ogni cuore di donna pulsa romanticamente sempre l’ideale del grande amore.
Non necessariamente una storia inizia perché si vede realmente la persona di sesso opposto per quel che è. Anzi. La scarsa disinvoltura nelle relazioni con un soggetto di genere maschile, visto sotto forma di “preda”, data dalla distanza temporale, crea l’effetto miopia. Non si è assolutamente in grado di capire se la persona prescelta sia quella giusta perché, quasi sempre, a interrompere il sodalizio tra sé e sé, cioè a determinare la fine di quella beata solitudine in cui si pranza e si cena stravaccati sul divano,  si gira per casa conciate come l’omino michelin, è quasi sempre scaturito da un evento esterno. Bello o brutto che sia, generalmente brutto, di perdita, di assenza. Insomma da qualcosa che turba l’equilibro consolidato.

Ed è così che la 50nne single, costretta ad accettare il rischio di rimorchio, indossa mentalmente la tenuta di Sturmtruppen e parte per la nuova storia come fosse una missione in guerra. Allega a corredo di se stessa una lista lunga sulle cose assolutamente da evitare, allerta il partner circa le paure, le ipocondrie, le batoste all’attivo e, così illustrato si “abbandona”, per modo di dire, alla relazione come stesse dando il consenso all’espianto degli organi.

Va da sé che questo atteggiamento è quanto di meno seduttivo possa esistere. Ma la single 50nne non sceglie di abbandonare la comoda mise da omino  michelin per chicchessia. Sceglie, con un masochismo inconscio, di accompagnarsi al prototipo di ex sessantottino, il meno rassicurante che la piazza offra, quello che sprizza inquietudine da tutti i pori, magari mai sposato (sono i peggio!). Insomma l’eterno insicuro e irrisolto. Ma è anche un fatto di affinità. Altrimenti con chi andare al cinema a vedere la rassegna di film bulgari che fanno tanto impegnato in questa epoca di disimpegno? Con un’altra tipologia di uomo ti toccherebbe vedere 007.
Ma scopri che il compagno si comporta esattamente come i prototipi della propria specie. Anche lui viene catalizzato dalle labbra rosse e poggia lo sguardo altezza seno. E ti sembra ancora più demoralizzante, soprattutto perché, anzi, ti consiglia con fare disinvolto: ma perché tesoro non ti lasci crescere i capelli bianchi piuttosto che fare la tinta ogni venti giorni? E intanto gira furtivo l’occhio verso la rossa poggiata sul tacchetto alto. Grrrrrrr.

Quando si incappa nel giorno “no”, la single in questione viene presa da lucida follia.
Entra in un negozio di scarpe. Chiede di provare scarpe a tacco moderatamente alto perché sente che inevitabilmente qualche sacrificio sull’altare dell’apparenza deve pur farlo.
Si slaccia gli scarponi, lasciando intravedere i calzettoni, e nel mentre si sente decisamente out.
Calza la scarpetta nemmeno fosse una protesi ortopedica e vi si erge con fare fintamente disinvolto.
Allo specchio trova riflessa una sagoma che ondeggia sgraziata, barcollante, che avanza con fare da orango. Ma decisamente si trova irresistibile. La lunga gamba prende improvvisamente slancio, tutto entra in armonia con la bellezza. Decidi di comprarle per tenerle riposte nell’armadio. Impossibile camminarci senza avere una badante al fianco.
La single 50nne di questa tipologia è anche definibile come: calzino spaiato.
Un calzino spaiato non necessariamente è spaiato, cioè senza il compagno di “piede”. Sentirsi calzini spaiati è uno stato d'animo che ti fa sentire mai presente nel presente, mai perfettamente intonato al resto del guardaroba. Status certamente variabile a seconda del periodo che si attraversa ma.. non solo. E' a quel «non solo» che proviamo a dare contorno.

E’ vero, amare è facile, specie per noi donne, Ma essere amati è più complicato.
La donna è capace di contenere. Con-tenere. Tenere in sé. Le è congeniale perché contiene nel grembo la vita, perché contiene il fallo, perché ha una modalità di pensiero, modellato dalla cultura e dalla genotipicità, che le ha insegnato a dare alloggio emotivo e non solo. Per puro desiderio di contenere.
Quindi spesso la donna è capace, diversamente dall’uomo, di far posto dentro di sé all’altro. Anche alle manchevolezze. E questo è quello che è più prossimo al concetto di amore. 

mercoledì 18 luglio 2012

O abbiamo la speranza in noi, o non l'abbiamo;
è una dimensione dell'anima,
e non dipende da una particolare osservazione del mondo
o da una stima della situazione.
La speranza non è una predizione,
ma un orientamento dello spirito e del cuore;
trascende il mondo che viene immediatamente sperimentato,
ed è ancorata da qualche parte al di là dei suoi orizzonti.

Václav Havel








ph: buonafina